E se Olivetti avesse avuto l’A.I.?

Ci piace immaginare che Adriano Olivetti a Natale avrebbe continuato ad accompagnare i nipoti a vedere l’albero di Natale nella piazza di Ivrea, avrebbe scelto di regalargli i classici della letteratura italiana, e con delicatezza gli avrebbe raccontato la bellezza potenziale di una realtà, quella che stiamo vivendo, che sicuramente lui avrebbe capito, diretto e interpretato in anticipo su tutti.

La sua conoscenza del mondo del lavoro, ma soprattutto della sensibilità umana, gli avrebbe immediatamente fatto capire che un futuro dominato da Robot e intelligenza Artificiale avrebbe sofferto per la mancanza di poeti, di artisti, di maestri di spiritualità, che potessero donare nuove parole per comprendere e spiegare con speranza il futuro che ci aspetta.

Olivetti avrebbe voluto che si arrivasse a rendere straordinaria la vita a partire dalla sua quotidianità. Avrebbe intuito che L’AI può semplificare e rendere più inclusive le città; può altresì ridurre barriere, accorciare distanze, velocizzare la ricerca in diversi ambiti. La rivoluzione però non avrebbe avuto solo bisogno di bravi ingegneri, ma di affermati economisti, sociologi, architetti. Letterati. L’AI avrebbe potuto tornare ad includere quelle aree periferiche della città che oggi si sono svuotate e impoverite, l’AI avrebbe potuto curare malattie rare e aiutare i politici a prendere decisioni con maggior accortezza.

Olivetti avrebbe utilizzato l’AI per riprogettare e donare alla città nuove piazze, rinnovati spazi comuni secondo le indicazioni dei Big Data, perché la Comunità ritrovasse luoghi concreti in cui confrontarsi, e responsabilizzare le nuove generazioni a prendersi cura di ciò che è collettivo.

L’AI secondo Olivetti avrebbe dovuto mirare alla sostenibilità sociale di impresa, ridefinendo il modo di fare imprenditoria. L’avrebbe fatto soprattutto ora, in un contesto in cui ci viene prospettato un futuro dispotico guidato solo dall’AI.

Ci piace pensare che Adriano Olivetti avrebbe convocato Pintori e Nizzoli per organizzare una comunicazione visiva tangibile, avrebbe scelto di dare colore a numeri, algoritmi e a tutte le formule matematiche e, probabilmente, quella dell’Olivetti si sarebbe affermata come la comunicazione di riferimento per l’intero mondo dell’AI.

Olivetti avrebbe acquisito le migliori StartUp mondiali, impostando, per la loro governance, il modello della provincia italiana. Avrebbe proposto un modo innovativo per formare le persone e valorizzare nuovi talenti; non un nuovo modello di Business School, ma un luogo in cui gli allievi potessero farsi contaminare da poesia, arte, filosofia, musica. Le Fabbriche sarebbero diventate i luoghi fisici della formazione, affinché i nuovi manager potessero crescere guardando direttamente il lavoro, sentendo l’odore vero dell’azienda e non solo quello sintetico dell’artificiale.

L’AI secondo Olivetti sarebbe stata impiegata perché le persone potessero lavorare in modo più efficiente e avere più tempo libero a disposizione da dedicare a recuperare le proprie passioni, a viaggiare, ad ascoltare musica.

Le persone avrebbero ricominciato ad amarsi e ad amare perché il futuro forse avrebbe fatto loro meno paura. La comunità sarebbe tornata a rinascere attorno ad una nuova percezione di benessere diffuso, che aveva finalmente colmato il gap economico frutto delle disuguaglianze sociali…

Veramente lui pensava differente e, infatti, non ha avuto un esito lieto. Pensiero scomodo il suo, avere gente che pensa e che porta cultura a tutti i livelli sociali è quello che fa più paura. Persone con cultura sono pericolose, non stanno nelle regole, pensano, possono essere difficili da gestire soprattutto quando tutto è dominato dalla logica del profitto, molto meglio avere gente ignorante, che abbocca alla strategia della paura. E’ così anche oggi per l’AI, vengono usati termini come cognitivo, intelligenza artificiale, machine learning, etc. che servono per affascinare ma contemporaneamente tenere le persone ignoranti e lontane da questa evoluzione.

Nessuno potrà mai dirlo con certezza, ma ci piace pensare che, se Adriano Olivetti avesse avuto l’AI, oggi non si userebbe dire “…la Silicon Valley Italiana…” di una bella iniziativa locale, ma al contrario si direbbe che la California ha saputo importare e contestualizzare il modello di Ivrea fino a meritare di essere definita “provincia Italiana d’America”.


Fabio Ferrari, CEO Energy Way